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G8 GENOVA DIAZ. AGNOLETTO: “UNA SENTENZA GIUSTA E ATTESA”

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vittorio-agnoletto_G8MILANO. 7 APR. Vittorio Agnoletto presidente del Social Forum al tempo del G8 di Genova commenta così la sentenza che ha visto la condanna dell’Italia da parte della Corte per i Diritti umani di Strasburgo per i fatti avvenuti alla Scuola Diaz durante le manifestazioni del G8-Vertice a Genova.

La condanna dell’Italia da parte della Corte Europea per le torture commesse nel luglio 2001 a Genova e’ un atto doveroso e condivisibile.
Una vergogna annunciata: nell’indifferenza del mondo politico italiano la Corte Europea ci condanna, giustamente, per il mancato rispetto dei diritti umani fondamentali.
A 14 anni dal G8 di Genova e ad oltre trent’anni dalla firma della convenzione internazionale contro la tortura tale reato non e’ ancora stato inserito nel nostro codice.
Sono stati gli stessi magistrati a riconoscere che quella notte alla Diaz e poi a Bolzaneto, furono commesse torture contro persone inermi, pacifiche e indifese e furono gli stessi magistrati a denunciare l’assenza di tale reato nel nostro ordinamento. Le conseguenze furono pene lievi per i responsabili, nessuno di loro trascorse nemmeno un giorno in carcere e tutti restarono ai loro posti (tranne quelli rimossi automaticamente dai magistrati) e molti dei condannati furono addirittura promossi.

Il reato di tortura come fattispecie specifica per i funzionari pubblici e’ previsto nella grande maggioranza dei Paesi europei ed e’ a tutela non di una parte politica,ma di tutti i cittadini. Una polizia che agisce nella legalita’ non dovrebbe avere alcun timore dall’istituzione di tale reato; altrimenti significa dare per scontato che le forze dell’ordine nel compiere il proprio lavoro agiscano contro e al di sopra della legge, e questo e’ inaccettabile in qualunque stato di diritto.
A maggior ragione ora non e’ più rinviabile una legge ad hoc, e non  e’ accettabile il silenzio del governo su un argomento tanto delicato.
Con quelle torture e con la notte cilena della Diaz il governo di allora tento’ di distruggere un grande movimento che aveva già’ ben compreso come questo modello di sviluppo dominato dalla finanza avrebbe provocato negli anni seguenti una crisi sociale ed economica senza precedenti.
Non ci hanno ascoltato, hanno usato la violenza e la tortura per schiaccarci; ma avevamo ragione e i risultati sono oggi sotto gli occhi di tutti”. 

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