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DIAZ, PARLA POLIZIOTTO: “IO C’ERO LO RIFAREI MILLE VOLTE”

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fabio-tortosa-facebook-diazdiaz_scuola_g8_irruzione_psROMA. 15 APR. “Io sono uno degli 80 del VII Nucleo. Io ero quella notte alla Diaz. Io ci rientrerei mille volte”. A scriverlo e a scatenare mille polemiche sul proprio profilo Facebook, Fabio Tortosa.

Subito sono partiti gli accertamenti del caso da parte del Dipartimento dalla Ps in merito “alla paternità delle dichiarazioni contenute” e, nel caso fossero “Laddove effettivamente dovesse trovarsi conferma che le stesse sono state opera di un appartenente alla Polizia di Stato – conclude il Dipartimento – si avvieranno le conseguenti procedure disciplinari, laddove l’autorità giudiziaria non dovesse ravvisare profili di rilevanza penale”.

Il post pubblicato risale al 9 aprile, due giorni dopo la sentenza della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo che ha condannato l’Italia per il reato di tortura per i fatti avvenuti la notte del 21 luglio, durante il G8 di Genova con l’irruzione alla Scuola Diaz.

Il post è stato ripreso e postato anche su Twitter assieme ad un altro del giorno successivo nel quale Fabio Tortosa sostiene tra l’altro che al di là della verità processuale “esiste la verità, quella con tutte le lettere maiuscole. Quella che solo io e i miei fratelli sappiamo, quella che solo noi che eravamo lì quella notte sappiamo. Una verità che non abbiamo mai preteso che venisse a galla”.

Fabio Tortosa, intervistato da Radio Capital dichiara: “Non confermo niente perché non so neanche qual è la critica: sono stato chiamato a un’operazione di ordine pubblico alla quale sono intervenuto… per quella che è stata la nostra realtà operativa, non è successo nulla di quanto sta emergendo erroneamente in questo periodo”.

Reazione anche dal sindacato Silp Cgil che prende posizione per voce del segretario Daniele Tissone: “Le gravi esternazioni apparse su Fb proferite da un operatore dei reparti mobili che fanno riferimento al G8 di Genova, pagina triste quanto negativa per la storia del nostro Paese, non rappresentano in alcun modo il comune sentire degli agenti in divisa né di quelli appartenenti ai reparti mobili”. “Tali farneticanti affermazioni – conclude Tissone – oltre a riaprire una dolorosa ferita, arrecano disonore all’istituzione e a quanti, nella Polizia di Stato, svolgono con sacrificio e lealtà il proprio compito istituzionale verso tutti i cittadini”.

Nel frattempo il post è stato rimosso.

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